Crono vista dagli occhi del CTO (parte 10)

Continua il racconto sulla storia di Crono, vista dagli occhi del CTO. Se ti sei perso l’episodio precedente di questo racconto ti suggerisco di recuperarlo qua Crono vista dagli occhi del CTO (parte 9) prima di procedere. Let’s go!

Tornare da una settimana di vacanze, specialmente da un posto fantastico come la Puglia, non è mai facile. Soprattutto se sei il CTO di una startup. Ho formulato questa legge, alla quale non ho ancora dato un nome (si accettano suggerimenti):

La quantità di cose da gestire e la loro capacità di accumularsi durante l’assenza del CTO è una curva esponenziale che cresce rapidamente e tende a +∞.

Questa è l’unica cosa generata dall’AI all’interno di questo blog

Seppure il team abbia gestito alla grande qualsiasi evenienza o problema emerso ci sono ancora molte questioni tecniche che sono gestite direttamente da me.

Magari serve fare una piccola digressione per approfondire la situazione ed evitare che si interpreti come disorganizzazione. Tanti processi o moduli gestiti ancora da me sarebbe in grado di gestirli anche il resto del team ma i ritmi serrati di una startup e di un prodotto che vuole crescere velocemente non sempre lasciano spazio per trasferire tutta la conoscenza, specialmente sulle componenti più consolidate del software.

Oltretutto, si cerca di investire la maggior parte delle risorse sullo sviluppo di innovazione e di nuove funzionalità, ovvero tutto ciò che ci aiuta a “vendere di più”.

La scelta che è stata fatta è quella di spostare le risorse sullo sviluppo di nuovi moduli e funzionalità e continuare il trasferimento di conoscenza all’occorrenza man mano che i moduli esistenti vengono coinvolti dallo sviluppo dei nuovi, favorendo anche il refactoring degli stessi.

Data questa scelta, se c’è un problema o se diventa necessaria una modifica sui moduli esistenti spesso devo intervenire io in prima persona. Più si va avanti e si cresce come team e più aumenta la conoscenza condivisa ed il software si amalgama.

Così inizia settembre e si ritorna in focus, nel vortice. La roadmap per arrivare alla fine dell’anno è molto ambiziosa e ci rimettiamo a testa bassa per continuare a migliorare il prodotto ed incrementare le vendite.

Ah, dovevo farvi sapere com’è finita con quel cliente di cui vi parlavo nel capitolo precedente. La nostra scommessa ha pagato 🥳. Lo sviluppo custom necessario ha permesso ai dipendenti di quell’azienda di provare la piattaforma e ne sono rimasti colpiti ed entusiasti. Da allora il numero di loro utenti continua a salire (28 al momento della scrittura dell’articolo)!

Per noi è stato un super colpo, perché si tratta di Alibaba (Europe) e avere nomi importanti nel portfolio di una startup è sempre un grande attestato di fiducia che aiuta a far leva sulle altre aziende. Quando le scommesse ripagano durante il viaggio di una startup è sempre una grande soddisfazione. Bisogna però essere consapevoli che si raggiungono certi risultati per la somma del lavoro precedente, non perché si è pescato un jolly dal mazzo.

Certo, pescare il jolly talvolta può aiutare (sia per il business sia per il morale), ma avere questo chiaro in mente fa capire che anche quando certe situazioni vanno male si sta sempre affrontando un momento di crescita. É la somma dei piccoli sforzi continui che porta ai risultati.

Settembre sta per volgere al termine e riusciamo a riunire parte del team italiano a Torino per l’Italian Tech Week. Era la prima volta che partecipavamo a questo evento in così tante persone ed è stato utile per vari motivi:

  • Tantissimi speech ascoltati e altrettante persone interessanti incontrate che aiutano ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza nel settore tecnologico e delle startup.
  • É bello vedere il proprio team “muoversi” all’interno di un grande evento. Tra chi prova a vendere Crono in coda al truck food, un pitch agli investitori mentre si attende di ascoltare l’intervento di Sam Altman, un bug fix volante fatto in piedi al telefono e la ricerca disperata di corrente elettrica e rete internet. Insomma non riusciamo a stare fermi neanche durante un evento. Questo significa che abbiamo tutti un unico obiettivo.
  • “Ah voi siete quelli di Crono, certo vi conosco!”. Sentire questa frase sempre più spesso (soprattutto da persone che non hai mai visto) fa capire che stiamo facendo un grande lavoro (soprattutto il team Marketing guidato da Sof e Alex).

Rientrati dalla gita a Torino si ritorna a testa bassa sullo sviluppo del prodotto.

Il focus per la fine dell’anno è stato quello di continuare a migliorare sempre di più il processo di lavoro dei nostri utenti, aumentando le automazioni nelle varie fasi, fornendo sempre più dati utili a prendere decisioni e supportando il tutto con l’intelligenza artificiale.

Oggi sembra scontato dire che l’intelligenza artificiale ha cambiato il modo di lavorare, ma non tutti i software che utilizziamo quotidianamente hanno effettivamente rivoluzionato la loro user experience (hai provato recentemente a scrivere una formula in Excel? Cosa è cambiato rispetto a 25 anni fa?).

D’altronde trovare il modo giusto per farlo non è così scontato e, sebbene in Crono abbiamo introdotto l’intelligenza artificiale generativa dal giorno zero, ci è voluto un po’ anche per noi per trovare il modo più adatto per proporla agli utenti. Lo sviluppo del prodotto è un processo iterativo ed è importante capire dagli utenti cosa sviluppare e come farlo.

Dopo vari tentativi, ricerca ed user interview abbiamo individuato alcune feature principali che ci hanno permesso di portare Crono ad un livello successivo grazie all’AI:

  • Generazione della sequenza di messaggi ottimizzata per il proprio target
  • Personalizzazione della singola sequenza partendo dalle informazioni di contesto del potenziale cliente
  • Arricchimento e classificazione dei dati a disposizione per fornire maggiori informazioni

Sembra tanto lavoro per un periodo breve e per un team così piccolo (5 sviluppatori, incluso me) ma l’intelligenza artificiale non aiuta soltanto a migliorare il prodotto, aiuta anche a svilupparlo.

Quando si lavora con risorse limitate bisogna riuscire ad ottimizzare tutti i processi e tante cose oggi è possibile velocizzarle sfruttando tool per sviluppatori come GitHub Copilot, ChatGPT o meglio ancora ambienti di sviluppo come Cursor.

In totale in Crono siamo ~15 persone ma se faccio un paragone tra la quantità di lavoro che produciamo quotidianamente confrontato con la prima azienda in cui ho lavorato nel 2015 (dove eravamo sempre in ~15 persone) sembra di avere decuplicato la capacità produttiva.

L’intelligenza artificiale aiuta anche in questo: le startup stanno diventando sempre più smart e lean e chi non riesce a fare questo passo avanti avrà sempre maggiori difficoltà a trovare spazio nel mercato.

Comunque, in una startup non si fanno sempre e solo cose serie: ad ottobre abbiamo partecipato ad una delle più importanti manifestazioni sportive organizzate dal coworking che ci ospita (WAO) ovvero l’ambito torneo di Beer Pong. Dovete sapere che io odio il Beer Pong. Perché odio il momento in cui la pallina rimbalza sul bicchiere in plastica e poi schizza fuori, oppure fa 3 giri del bicchiere per poi uscire. É una di quelle cose che mi fa veramente incazzare.

Per questo motivo tendo sempre ad evitare di giocare a Beer Pong.

Ma quella sera era diverso, quella sera lo stavamo facendo per Crono. Il team composta da me, Dante ed Alex si è dimostrato veramente affiatato e abbiamo tirato fuori i cosiddetti attributi. Quella sera avevo la stessa fiducia di quella volta che Michael Jordan ha segnato un tiro libero ad occhi chiusi.

Ed abbiamo vinto davanti a team organizzati che si allenavano da anni per questo obiettivo, raggiungendo uno dei momenti più alti di Crono (fino a quel giorno ovviamente).

Crono campione del torneo di Beer Pong di WAO
(Dante sei un mitico ci manchi)

Superato questo momento di gioia non abbiamo perso tempo e abbiamo continuato a spingere sull’acceleratore. Settembre e ottobre si sono rivelati degli ottimi mesi in termini di vendite. I continui miglioramenti sul prodotto stavano destando l’interesse di nuovi clienti e facendo crescere la soddisfazione dei clienti esistenti.

Quando cresce il numero di utenti ci sono sempre delle cose da considerare sul lato tecnico: il backend deve scalare.

Un (buon) CTO deve essere consapevole della capacità e dei limiti della propria infrastruttura, ma cosa fare quando le risorse sono limitate e si sta investendo molto sulle feature e sulla user experience?
In poche parole abbiamo provato a tirare Crono fino ai suoi limiti, consapevoli che non avremmo potuto continuare a farlo a lungo, dato il nostro ritmo di crescita.

I problemi di scalabilità stavano iniziando a diventare evidenti anche per gli utenti e quindi sapevamo che avremmo dovuto fare qualcosa nel breve termine anche se purtroppo non avevamo sufficienti competenze e risorse interne per ottimizzare la nostra architettura cloud.

Provo a dirla meglio: con più tempo e pazienza avremmo potuto metterci a studiare la soluzione migliore e ad implementarla con le nostre forze. Ma quando si lavora in un contesto così dinamico spesso non si ha a disposizione il tempo che si vuole, nè tanto meno la pazienza. Così questo rimaneva per noi un problema aperto.

Il tempo scorre veloce quando sei focalizzato su qualcosa e prima che ci si accorga arriva metà novembre, ovvero il periodo del Web Summit di Lisbona. Anche quest’anno non avremmo potuto mancare ma rispetto agli altri anni decidiamo, per vari motivi, di fare una spedizione più ridotta. Sia in termini di giorni sia come team, dato che Lorenzo era alle prese con un trasloco.

Per la (anonima) legge che ho formulato e che menzionavo in apertura di questo articolo andare a Lisbona non si è rivelata per me una passeggiata di salute. Un po’ perché ho deciso di rilasciare nell’ambiente di produzione delle modifiche delicate poco prima di partire (ho imparato una lezione), un po’ per i problemi di architettura che vi citavo poco fa, ho dovuto passare buona parte dell’evento a cercare di supportare il team nella risoluzione dei problemi.

É vero potevo evitare di fare il rilascio, ma quando hai una roadmap da rispettare ammetti anche la possibilità di rompere qualcosa per avere il vantaggio di rilasciare velocemente nuove funzionalità e ricevere feedback dagli utenti per potere iterare e continuare nello sviluppo. Insomma, date le condizioni al contorno, bisogna anche un po’ rischiare talvolta.

Comunque il Web Summit si è rivelato come sempre un grandissimo evento. Per me andare lì e cercare di scoprire il maggior numero di startup possibili mi aiuta ad inviduare le tendenze tecnologiche e scoprire nuovi potenziali servizi o partner che possano permettere un miglioramento del nostro prodotto.

E così è stato. Fortunatamente ho incontrato una startup italiana nata da una costola di un’azienda software specializzata su AWS: Polarity.dev. L’incontro è stato totalmente casuale ed è arrivato dopo una mattinata passata a cercare di gestire e risolvere i nostri problemi di architettura.

Quando c’è un problema tecnico la mia natura da ingegnere informatico mi porta a cercare una soluzione con le mie capacità. Ma quando non si ha sufficiente tempo e risorse a disposizione ho imparato che chiedere aiuto ad un partner esterno, esperto in quello specifico campo, è molto meno costoso.

Così, dopo quella chiacchierata, abbiamo deciso di risentirci non appena rientrati dall’evento e, grazie alle grandi conoscenze nel settore del loro founder Valerio Versace e del suo team in pochissimo tempo abbiamo trovato il modo per risolvere i problemi più urgenti e abbiamo pianificato una serie di miglioramenti di infrastruttura per i mesi successivi che ci hanno permesso di ottimizzare l’infrastruttura cloud e renderla più robusta, sicura e scalabile (ed il CTO più sereno).

Il Web Summit finisce in fretta e ovviamente non potevano mancare side party e super cene nella movida notturna di Lisbona. “Quando c’è Crono in giro c’è sempre una festa” cit.

Noi di notte a Lisbona a provare le pose dei Power Rangers

Risolti i problemi di scalabilità e dopo avere iniziato a rilasciare le nuove funzionalità AI il prodotto stava trovando una sua nuova maturità. Questo era dimostrato anche dai numeri: gli utenti continuavano a salire così come le licenze vendute.
Ci stavamo avviando verso la fine dell’anno mantenendo questo trend positivo (crescita mese su mese del +15%). Quando i numeri crescono aumenta anche la consapevolezza del proprio valore e l’umore del team.

Sapevamo di stare spaccando ma eravamo consapevoli che in questo settore bisogna sempre fare di più per emergere nei confronti dei competitor e quindi non bisogna mai smettere di studiare come migliorare e come innovare il prodotto.

In quel periodo sono anche investito da una notizia personale. La mia compagna scopre di essere incinta, diventeremo genitori a giugno 2025. Per me è stata una gioia immensa. Magari più avanti sceglierò di raccontare le mie sensazioni in un articolo, per il momento posso solo dire che Having Kids di Paul Graham mi ha aiutato molto.

Sono sicuro che questa cosa avrà un impatto nella mia vita e nel mio lavoro:
ora ho una motivazione in più.

Keep pushing.

Toplus.

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