Mi capita a volte di sentire il bisogno di trasformare dei pensieri in parole. Quando mi capita devo farlo. Mi è uscito questo:
C’è un rumore assordante, ininterrotto, implacabile. Eppure sono da solo in questa stanza, la musica è spenta così come la luce. Fuori è buio.
Continua questo rumore imperterrito, voci che si sovrappongono l’una all’altra. Non è possibile distinguere intere frasi o capirne a pieno il significato ma le parole suonano così perentorie che è impossibile pensare che chi le pronunci non stia dicendo la verità.
Continuo a scrollare, la luce blu dello schermo illumina i miei occhi stanchi. Inebetiti.
Rapiti da questo rumore, che non sono convinto di meritare, ma del quale sembra che nessuno riesca a farne a meno.
Notizie incredibili esplodono come fuochi d’artificio e ci vengono propinate come se stessero per stravolgere le nostre vite, prima ancora di sparire come i colori degli stessi nella notte, dopo 24 ore.
Non stiamo soltanto subendo questo rumore. Siamo incentivati e invitati a contribuire. In fondo perché noi non dovremmo farlo? Anche noi abbiamo le nostre cose da dire.
Un flash sullo schermo, una notifica, un simbolino arancione con un numero mi ricorda che mi sto perdendo qualcosa. Continuo a scrollare, c’è ancora tempo, dopo. Eppure il rumore che sento sembra piacermi. Non perché mi rende felice sia chiaro, ma perché è ritagliato su misura per me, anche quando mi infastidisce.
Ad ognuno la propria sfera personalizzata di questo rumore, così che possiamo essere tutti appagati, per continuare a subirlo.
Continuo a scrollare, sono stanco.
Ancora una notizia, un video, un’immagine divertente, un altro episodio, non so bene cosa stia cercando. Un altro annuncio, anche oggi più di mille, filtrato dagli occhi ma non dal cervello.
Continuo a navigare nel rumore di Internet. Quella dimensione che doveva rappresentare la libertà di comunicazione tra le persone si è trasformata nella prigione della nostra attenzione.
Sono stanco, spengo, modalità aereo, metto la sveglia, poso il telefono. Chiudo gli occhi.
Continuo a scrollare.
Questo rumore non si può spegnere.
É forte, ma dovevo tirarlo fuori.
Certo, sono cose che sappiamo, ma perché non ne siamo terrorizzati? Perché ci rassegniamo a subirle?
Quasi come fossimo convinti che non ci possa essere alternativa, che non si possa uscirne.
Per completare il quadro ho chiesto a ChatGPT 3 semplici domande.




…Seguono iterazioni e tentativi…

Continuo a scrollare.
Toplus.